|
|
|
Gina Lollobrigida
(Subiaco, Roma 1927) |
|
|
|
Di
origini popolari, frequenta il liceo artistico ed arriva
terza - vincitrice è Lucia Bosé, segue Gianna Maria Canale -
al concorso di Miss Italia del ‘47. Dopo alcuni piccoli
ruoli, si fa notare in titoli quali “Il delitto di Giovanni
Episcopo” (1947) di Alberto Lattuada e “Campane a martello”
(1949) di Luigi Zampa. All’inizio degli anni ‘50, si afferma
con una serie di pellicole girate in patria ed all’estero,
da “Fanfan la Tulipe” (1951) di Christian-Jacque a “Le belle
della notte” (1952) di René Clair, da “Altri tempi” (1952)
di Alessandro Blasetti a “La provinciale” (1953) di Mario
Soldati, ove nei panni della infelice adultera Gemma
fornisce una delle sue prove migliori. Il grande successo lo
raggiunge però solo col dittico di “Pane
amore e fantasia” (1953) e “Pane amore
e gelosia” (1954), firmato da Luigi Comencini: il
“neorealismo rosa” prende le mosse da qui, ed apre alla
commedia che s’affermerà nel decennio successivo. Il
personaggio sanguigno e provocante di Maria “la
Bersagliera”, giovane popolana scanzonata e bellissima,
turba i sonni perbenisti dell’Italia del dopoguerra, sospesa
fra ricostruzione e boom: nei film, impazziscono per lei sia
il maturo maresciallo dei carabineri Vittorio De Sica sia il
giovane appuntato settentrionale Roberto Risso. Assurta a
celebrità internazionale, con tanto di copertine su “Time” e
“Life”, la “lollò” (così la chiamavano i francesi, con
vocabolo che da loro significa “bel seno”) riuscirà ancora
ad imporsi in opere di una certa risonanza, come “La donna
più bella del mondo” (1955) di Robert Z. Leonard, “Trapezio”
(1956) di Carol Reed o “La legge” (1959) di Jules Dassin:
ottenendo tuttavia i suoi esiti più convincenti in Italia,
ne “Le bambole” (1965) ed “Un bellissimo novembre” (1969) di
Mauro Bolognini, in “Io, io, io... e gli altri” (1966) di
Blasetti e soprattutto nell’atipico “Mare matto” (1963) di
Renato Castellani, ov’è irriconoscibile nel ruolo d’una
affittacamere. Negli anni ‘70 si ritira dal cinema per
dedicarsi alla fotografia; da annotare, la sua gustosa
caratterizzazione della Fata Turchina nel “Pinocchio” (1972)
televisivo di Comencini.
|