La storia della cultura e della realtà
sociale è fonte preziosa che ispira fondamento
alla testimonianza di fede e di devozione di un
popolo. Ed in questa considerazione si inquadrano
le processioni della Settimana Santa che in Penisola
Sorrentina impegnano migliaia di partecipanti
ed attirano migliaia di spettatori.
Parlare di questi particolari riti della Settimana
Santa, significa aprire un discorso unitario e
differenziato contemporaneamente: dalle processioni
pomeridiane del Giovedì Santo a quelle
notturne di visita ai “Sepolcri” e serali del
Cristo Morto del Venerdì, è tutta
una serie di “pellegrinaggi” della Passione di
Cristo e della Madre Addolorata, nei quali il
popolo partecipa – sempre come protagonista –
con viva commozione, ritenendole parti preparatorie
e propiziatrici alla celebrazione della Pasqua.
Esse sorte inizialmente come fatto spontaneo,
sono andate, di anno in anno, migliorando e perfezionandosi,
in una corsa ad eliminare manchevolezze ed imperfezioni
e lungi da essere un fatto paganeggiante o folkloristico,
sono invece un vero e proprio atto di fede.
Delle processioni che…”invadono” le strade delle
nostre città, organizzate da 15 Confraternite,
tre si realizzano nel pomeriggio del Giovedì
Santo, sei nella notte del Venerdì e undici
nella sera del giorno della morte di Cristo e
fra le Confraternite, quattro ne organizzano due
(tutte nel Venerdì Santo).
L’impostazione è pressoché identica:
le crocette ed i lampioni, i martiri (simboli
della Sacra Cena e della Passione) e gli emblemi
delle singole Confraternite; l’Addolorata nelle
Processioni della notte del Venerdì e l’aggiunta
del Cristo Morto in quasi tutte quelle della sera.
Ma esistono delle differenze che superano il colore
dei sai ( dal bianco al rosso ed al nero) o delle
“mozzette” (dal bianco al celeste ed al viola)
per offrire peculiarità storiche o di aggiornamento
( specie con l’aggiunta di cori di voci bianche
o del tutto femminili). Così alcune processioni
sono annunziate da “tamburi” e da “trombe” (l’Annunziata
di Piano e la Natività di S. Agnello),
altre espongono una “aquila romana” fra due “flagelli”
(l’Immacolata di Meta); alcune inseriscono gruppi
di “rappresentanti” dell’epoca storica in “costumi
romani” (Mortora), alcune hanno il Cristo Morto
che si distingue per il suo valore artistico (Sorrento),
altre sono prive di ogni statua; alcune vivono
nella tradizione del “Miserere”, altre lo cantano
in gregoriano o in melodia verdiana; alcune hanno
cori di bambini che cantano inni sacri.
Chi percorre la Penisola Sorrentina nella notte
e nella sera del Venerdì Santo ha la possibilità
di ammirare queste celebrazioni profondamente
sentite dalle intere popolazioni dei singoli comuni,
che avvertono il rito come elemento essenziale
per la celebrazione della Pasqua. Quando, dopo
le note musicali delle bande che ripetono la marcia
funebre di Chopin, la processione sfila e si chiude
con il polifonico coro del Miserere, la commozione
giunge al vertice dell’espressione di un sentimento
che travolge anche gli ospiti della Penisola.
Sorrento, con le sue due processioni più
famose, nella notte e nella sera del Venerdì,
è meta di migliaia di Turisti che, al di
fuori di quelli che già soggiornano negli
alberghi o nelle seconde case, in religioso silenzio
si assiepano ai bordi delle strade – indicate
nel percorso – e restano trascinati dalla serietà
e compostezza con la quale gli organizzatori ed
i partecipanti alle processioni celebrano la loro
Pasqua.
Sì, perché per tutti i sorrentini,
quando il Cristo Morto rientra in chiesa è
Pasqua e, prima ancora della proclamazione della
Resurrezione, ci si scambiano gli auguri.
Fonte – Sorrento tra storia e
tradizioni – I riti della settimana Santa in Penisola
Sorrentina – Assessorato alla Cultura e Beni Culturali
Città di Sorrento